
C’è un momento in cui la precisione diventa “malattia”.
Sono quei momenti in cui la gente vorrebbe ricreare isole felici, ma per il fatto che che non piaciono a nessuno, a posteriori rimangono deserte.
Sono quelle isole pedonali dove è vitato tutto: posteggiare, fare capannello, parlare a voce alta, bere ad un tavolino a tarda sera.
Ce ne siamo accorti vedendo questo piccolo cartello affisso ad una parete.
Non c’erano bocche di lupo, passaggi o finestre……ma solamente una facciata verniciata di recente.Il gusto di poter ammirare la propria facciata priva di scritte cartelli o affissioni è un gusto indiscutibile, ma a volte si rischia di rasentare veri e propri “livelli di guardia”.
Forse è l’invidia di chi non si diverte più, ma ricorda molto quelle situazioni dove c’era sempre un signore anziano, che lamentava la nostra presenza già alle otto di sera.
Accettare che un writer di passaggio deturpi senza senso il nostro muro è del tutto inammissibile.
Altrettanto lo diventa se il nostro confine si trasforma in un valido supporto di affissioni abusive.
Vietare il vietabile NO! In contesti urbani dove tra zone pedonali e pilomat, archetti e dissuasori, tutto sembra fatto per limitare il vivere comune, vedere questo rasenta il ridicolo.
Soprattutto se l’edificio in questione non ricopre alcun valore storico o architettonico.
Ora che in queste zone rese pedonali l’unico mezzo di locomozione diventa la bicicletta, viene da domandarsi se non si cominci a fare battaglia per eliminare anche queste.
E poi? Metteremo un divieto anche per passeggiare con tacchi in cuoio?














