Ad ogni nuovo appuntamento con il Salone del Mobile di Milano, gli osservatori più disincantati amano ripetere che tutto è già stato detto; che il design ha esaurito la sua carica creativa con i capolavori degli anni 50, 60 e 70; che le forme più belle sono già state pensate ed oggi le si può al massimo rileggere, reinterpretare, aggiornare.
Può darsi.
Nonostante questo c’è sempre qualcuno che ci prova, e fa bene. A dispetto delle invidie, dei disfattismi e delle brutte recensioni altrui spesso motivate da ragioni ad esso estranee.
Sono le invidie dei soliti soggetti. Vuoi perchè esiliati dai circuiti dei padiglioni e dagli eventi del fuorisalone, o perchè snobbati dagli inviti. Vuoi perchè infastiditi da installazioni dal significato incerto, o più semplicemente perchè il disagio del traffico che ne consegue attraversa i percorsi che li conducono verso casa o verso il luogo di lavoro.
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