Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Salone del Mobile ………. e dintorni

In Redazionali on 21 aprile 2012 at 7:00 am


Da alcuni anni, ogni volta che la settimana de ” il Salone del Mobile” sopraggiunge con la sua marea montante d’inviti via email, posta imbustata nelle più stravaganti e costose dimensioni, sollecitazioni a partecipare, guide lunghe-corte dei vari magazine a “quello che non si può assolutamente perdere”, sento montare dentro di me uno strano sentimento misto tra il fastidio crescente e l’inevitabile curiosità.

Il Salone è un evento impressionante nei numeri, se pensate che ogni anno porta in quattro giorni più di 300.000 visitatori in una città che ne conta poco più di un milione, generando centinaia di grandi e piccoli eventi che agitano Milano con la loro forza molecolare, immergendo chiunque ne abbia voglia in un divertente turbillon di mostre, cocktail, feste, case aperte, eventi, happening che in questi anni sono cresciuti esponenzialmente malgrado la crisi dando vita a uno strano scenario che fluttua pericolosamente tra la produzione più esclusiva e sofisticata alla deriva da fiera di paese.

Il fastidio probabilmente è dato dalla sensazione che la maggior parte delle cose che si vedono e incontrano non danno alcuna risposta o visione rispetto ai tempi reali che viviamo.

Sembra, da una parte, di essere immersi in un gigantesco falò delle vanità in cui bruciare risorse e immagini per tenere vivo il moloc produttivo del design italiano che è, ancora, una delle risorse economiche rilevanti del nostro Paese.

Ma dall’altra, l’unicità assoluta del Salone e soprattutto dei suoi eventi laterali e indipendenti, ci offre un panorama di giovani autori e di ricerche in corso da guardare e cercare con attenzione, per cogliere alcuni leggeri afflati di quello che potrebbe essere in quel mondo degli oggetti e delle cose che popola inevitabilmente la nostra vita.

Tuttavia vorrei offrire un breve ritratto di un autore italiano che, con quello che fa da anni, sembra offrire alcune delle risposte che dovremmo tutti cercare.

Il designer in questione è Paolo Ulian, uno dei migliori progettisti italiani in circolazione, classe 1961, nato e formatosi a Massa Carrara.

Non sono un critico di design, mondo a cui mi avvicino  e che ho sempre guardato con grande curiosità, però sono tra quelli che credono che ogni oggetto che pensiamo e produciamo abbia un valore politico nella realtà, ovvero che non basti una bella, sinuosa forma per rendere importante una cosa, ma che il suo valore simbolico, sociale, i messaggi che può portare con sé in maniera semplice e immediata, abbiano un enorme importanza nella nostra vita e questo porta immediatamente alla necessità che il progettista sia consapevole del suo ruolo e di quello che ci offre.

Quando io leggo i capitoli del breve, asciuttissimo sito di Paolo Ulian entro in un mondo magico e potente in cui ogni oggetto pensato, progettato e realizzato risponde coerentemente ai titoli di partenza.

Paolo Ulian viene da Carrara e sembra essersi preso la responsabilità di ripensare il marmo nel suo uso più elementare e quotidiano partendo da una basilare presupposto di base: consumare la quantità minima di materia, non produrre scarti e fare in modo che ogni frammento di marmo diventi occasione preziosa da non sprecare.

Riporto solo alcuni esempi dei lavori di Ulian rimandandovi alla scoperta delle altre opere sul suo sito:

Honeycomb – Tavolino – Edizione F65 – 2010:
Realizzato utilizzando un unico foglio di Honeycomb di alluminio di 1250 x 2500 mm. L’Honeycomb è un sandwich di due fogli di resina con all’interno un alveolare di alluminio, solitamente è usato all’interno delle imbarcazioni da diporto per alleggerire il marmo dei rivestimenti. In questo caso è stato utilizzato per le sue qualità strutturali ed estetiche. Il foglio è stato diviso in due metà successivamente accoppiate tra loro. Sulla metà inferiore sono stati praticati dei fori i cui scarti, assemblati verticalmente, vanno a costituire le gambe del tavolo. Per la sua realizzazione non viene prodotto alcuno scarto di materiale lavorato.

Poltroncina Matriosca Modello 2008:
La struttura di questa poltroncina é composta dalla sovrapposizione di 10 sedie in plastica di produzione industriale. All’ occorrenza può essere scomposta in altrettante parti per offrire agli ospiti sedute di altezze diverse.

Double Match – Fiammiferi, Modello – 2001:
Fiammifero con due teste infiammanti in modo da poterlo utilizzare due volte, un po’ come facevano le nostre nonne che non gettavano il fiammifero dopo averlo utilizzato una prima volta, ma lo riutilizzavano ancora per trasportare il fuoco da un fornello all’altro. ………………………..

Io non so cosa Paolo Ulian porterà a questo nuovo Salone, ma voglio sperare che tanti altri giovani designer arrivino a guardare allo scarto come a una straordinaria materia poetica, produttiva e civile con cui dare risposte sensate e importanti al mondo degli oggetti che popoleranno la nostra vita nei prossimi anni.

Link:  paoloulian.it

Carlo Cazzaniga

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