Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Tav o no tav: farsene un’opinione e pensare di conseguenza

In Redazionali on 21 aprile 2012 at 8:04 am


Nella vita non sempre è necessario farsi un’opinione, peccato però che pensare le cose a posteriori rischia spesso di diventare frustrante.
Non me ne sono mai occupato ma sapere che delle barricate siano state poste nel territorio del mio paese un pò mi turba.

La cosa strana è che più sento parlare i “pro tav” più mi convinco della buona fede dei “no tav”.

Ancor più quando penso che le cifre che da decenni vengono srotolate da professori, economisti, tecnici dei trasporti non hanno mai trovato nessuno a governo che le abbia confrontate.

Mi cruccio ulteriormente nel pensare che davanti alla candidatura di Roma per le olimpiadi 2020, sia stato decretato un candido no ad una spesa che risulterebbe forse solo 1/4 del progetto Tav.

Possibile che gli stessi tecnici, a distanza di un mese, non riescano a fare altrettanto con il treno ad alta velocità Torino – Lione?

Si dice che il progetto costerebbe nella peggiore delle ipotesi 20 ml.di e nella migliore 8 : una spesa che sarebbe folle anche per un’opera utile.

Una linea ferroviaria che passa dal traforo del Frejus esiste già da 150 anni.
Potenziata già in tempi pregressi con una spesa di 500 milioni ha una portata di 20 milioni di tonnellate all’anno di merci, peccato che già oggi ne transitino solamente 2 o 3.

Solo un pazzo potrebbe pensarne una parallela.
Comporterebbe, senza alcun valore aggiunto, un lavoro di 15 -20 anni e un’emorragia di detriti conferiti da una perforazione di 50 km.

Dal 2000 il traffico merci non fa che diminuire, e quello dei passeggeri che all’inizio del progetto era stimato in un milione e mezzo di persone, oggi è dimezzato.
Il punto di confronto potrebbe essere sufficientemente questo, ma non è così.

E i cugini d’oltralpe che fanno? In realtà hanno fatto tre buchi è poi li hanno abbandonati in attesa di tempi miliori.

La Tav poteva avere un senso quando fu pensato negli anni ’80 ora non più, ma anzichè rallegrarsi dello scampato errore, si preferisce procedere per la mancanza di umiltà di ammettere di aver sbagliato.

La partita dunque rimane, fra lo stato e tutti noi italiani, con lo spauracchio che per un’altra inutile opera, altri debiti si riverseranno sulle generazioni future.

La gente della Valsusa è schierata in prima linea anche per noi.
Spero che vinca nella più pacifica delle modalità.

Carlo Cazzaniga

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