Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Artigianato, industrie creative ed economia della creatività: un motore destinato a non spegnersi

In Redazionali on 9 giugno 2012 at 8:00 am


Spesso parlare di un settore vuol dire illustrarne i numeri, analizzarne l’andamento congiunturale, verificare lo stato di salute delle imprese che lo compongono.

Così, oggi che di artigianato si parla molto, sempre di più, la tentazione è forte e la domanda sfugge dalle labbra in modo naturale: quanto vale nella nostra economia?

Ma dare i numeri, per l’artigianato, si sa, non è cosa facile.
Cosa c’è dentro l’artigianato?
Una vastissima gamma di mestieri e di attività che rendono improprio anche l’incasellamento settoriale.

Di quali di queste attività si vuole tenere conto e di quali non?
Come risalire al valore creato dal sapere artigiano nelle grandi imprese manifatturiere? Come isolare il contributo dell’artigianato artistico? Cos’è l’artigianato artistico?
Problemi complessi.

Eppure è evidente che l’artigianato sempre più spesso oggi cerca di contarsi: è un segnale questo che dimostra la volontà di riemersione e di riaffermazione di un comparto a lungo e ingiustamente trascurato e che oggi, i mutamenti economici globali, sembrano aver investito di ruoli inediti.

Le spinte a questa nuova vitalità sono molte: dalla crisi dei distretti, all’attenzione dei grandi brand del lusso, dall’avvento dell’economia della conoscenza e dell’economia della creatività al crescente interesse a utilizzare i prodotti dell’artigianato locale nelle strategie di place branding e di promozione delle destinazioni e dei territori.

Il sapere artigianale continua inoltre a essere una componente fondamentale per molte imprese orientate al design e per molti marchi storici del Made in Italy che affidano al “conosciuto” le fasi più delicate della lavorazione dei propri prodotti.

In Italia dunque c’è nuovo interesse sul tema, interesse evidente anche nel mondo della ricerca e in un certo fermento editoriale ma anche in nuove iniziative territoriali di valorizzazione e sostegno.

Qualche esempio: dal recentissimo “Futuro artigiano” di Stefano Micelli   che esplora il mondo del Made in Italy attraverso il saper fare artigianale, alle preziose pubblicazioni della Fondazione Cologni sui Mestieri d’Arte e il Made in Italy, solo per citarne alcuni.

Sul territorio: da Piemonte Eccellenza Artigiana, ai toscani OMA e Artex, al progetto “Cubi in Movimento” di Fondazione Pistoletto e molti altri ancora.

Non si tratta di un fenomeno solamente italiano ma internazionale e lo dimostrano, per esempio, oltre al grande successo ottenuto da “L’uomo artigiano” del sociologo Richard Sennett, la crescente presenza del termine “art crafts” nei titoli indicizzati da Google Books o l’inclusione a pieno titolo dell’artigianato nella creative economy da parte di molti Paesi e organizzazioni internazionali: oggi questo comparto dai contorni incerti e quindi più difficile di altri da capire e studiare sta vivendo una nuova primavera anche all’estero.

Carlo Cazzaniga

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