Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Nuove èlite ed onnivorismo culturale

In Redazionali on 11 agosto 2012 at 8:00 am


Qualche settimana fa Repubblica riprendeva, dalle colonne del NYT, l’interessante tesi sul cambiamento delle gerarchie culturali e le nuove élite, del sociologo americano Shamus Khan – The Making of an Adolescent Elite at St Paul’s School -. Infatti gusti e scelte di consumo, secondo l’ipotesi di Samus Khan, non sono sempre diretta espressione della propria personalità, ma in molti casi, hanno un’origine prettamente sociale.

“Tra i meno abbienti è più frequente che ci siano gusti singoli o «limitati», mentre i ricchi sono più aperti”.
Un’apertura che da una parte si traduce in un abbattimento delle tradizionali barriere culturali e formative delle élite.
Così, forzando il concetto, la musica classica si accorda con la tecno, l’arte incontra la street-art.

Insomma, le élite dei nostri giorni “non sposano più l’esclusività”, è il momento degli “onnivori culturali”, dell’eclettismo e della contaminazione permanente tra alto e basso.

Per affermare la propria superiorità intellettuale e di classe, oggi non basta puntare, come una volta, al vertice delle gerarchie culturali.
Le vecchie gerarchie sono demolite e parlare di “cultura elitaria” sembra essere non soltanto anacronistico, ma perfino antidemocratico.

Ma dietro questa maschera di “menti aperte” delle nuove élite, in molti casi, si nasconde in realtà una società chiusa, senza ricambio e senza comunione.
Paradossalmente, infatti, la stessa apertura e ampiezza di veduta che le élite di oggi abbracciano con tanto entusiasmo, il loro onnivorismo, contribuisce a definirli come culturalmente differenti da tutti gli altri.

È attraverso quello che scelgono, mixano, contaminano, che gli onnivori riescono ad affermare la propria personalità e il proprio individualismo.
Se una cultura delle élite esiste, è una cultura della coltivazione del proprio io, mentre dall’altra parte coltivare gusti esclusivi e singoli, significa denunciare una mentalità chiusa e limitata.

Le classi sociali più povere o con meno possibilità, finiscono per essere penalizzate dalle nuove élites per il proprio immobilismo e per la propria incapacità di approfittare di un mondo “aperto”.
In questo però, le nuove élites non colgono un passaggio fondamentale: essere onnivori oggi, avere la possibilità di coltivare le proprie differenti, mutevoli passioni e sviluppare il proprio talento, ha un costo purtroppo non accessibile a tutti.

Per essere uno studente brillante non basta aver intelligenza e impegnarsi, ma serve una scuola come si deve che ti supporti, una casa sicura e del tempo libero per coltivare il proprio io: requisiti, purtroppo, oggi non accessibili a tutti.

Dennis Hopper: nell’immagine Andy Warhol, Henry Geldzahler, David Hockney, David Goodman

Carlo Cazzaniga

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