Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Mostrarsi in rete: quella paura recondita di essere imitati

In Redazionali on 19 agosto 2012 at 12:01 am


Il rapporto controverso tra il desiderio di mostrare in rete il proprio lavoro, ed il timore “ancestrale” di essere imitati è ancora molto forte.

Una paura che per pudore viene dichiarata sommessamente, ma che fa ancora parte di una cultura largamente diffusa.
Questa rapida e superficiale analisi, non vuole essere nient’altro che un pretesto per introdurre un argomento sintetizzabile in 5 domande tipo.

1) A cosa ci serve una vetrina on-line?
2) A cosa ci serve avere una presenza credibile in rete?
3) Come possiamo usare la rete a nostro vantaggio?
4) Come possiamo affrontare consapevolmente la nostra diffidenza?
5) Come possiamo monitorare i curiosi indesiderati?

Cinque semplici domande per chi affronta da neofita la realizzazione di un sito o che accede a piattaforme gratuite per l’inserimento di immagini e realizzazioni.
Cinque semplici domande che porteranno a vivere con maggiore consapevolezza quel passaggio inarrestabile che va dal rapporto diretto con una probabile clientela alla comunicazione in rete.Il timore che un’intuizione o un metodo di lavorazione diverso dal solito fosse motivo di curiosità altrui ha sempre destato pensieri maliziosi su facili imitazioni.Questo però non ha mai impedito a tanti artigiani di percorrere strade nuove e collaudare nuove tecniche, con quella silente speranza di migliorare le proprie entrate economiche.

Da qui quello strano conflitto che ha sempre pervaso la categoria: da una parte il desiderio di fama e profitto, dall’altra la paura di non saper gestire a proprio vantaggio la cosiddetta “invenzione”.
Oggi la rete propone di tutto: immagini, dettagli, schemi tecnici.
Se la si sa anche navigare, si possono scegliere le fonti migliori e distinguere i tutorial seri da quelli che non lo sono, per intraprendere nuove strade con l’aiuto di esempi dimostrativi a video.

Sulla base di questo principio ci si domanda se ha ancora un senso celare le proprie capacità e ciò che si sa fare sotto un telo scuro, come si faceva un tempo.
Mostrarsi rappresenta solo un rischio o può trasformarsi anche in un’opportunità?
Forse la risposta si sintetizza attraverso una riflessione che vale la pena fare.
Per essere imitati è sufficiente un solo acquisto e la disonestà di chi compra l’oggetto.
Persino negli eventi fieristici (dove fino a poco tempo fa il personale addetto agli stand si aggirava con il piglio di un segugio) siamo più o meno tutti liberi di immortalare immagini da fotocamere e cellulari senza che nessuno ce lo vieti in tempo.
A certi livelli di imprenditoria, dalle imitazioni non si è mai difeso nessuno, se non essendo in possesso di una proprietà intellettuale o brevetto a prova di tribunali internazionali.
Coloro che nel tempo hanno protetto da brevetto le loro creazioni, si sono ben presto accorti che un brevetto fatto a regola d’arte costa moltissimo, tanto da scoraggiarne l’investimento.
Soprattutto se ci si trova alle prese con un concetto ornamentale, i cui escamotage sono tali e tanti da mettere in imbarazzo anche il più virtuoso legislatore, l’onere di solito non giustifica l’investimento. Una legislatura articolata e spesso medioevale poi, non facilita il resto.

Si può quindi concludere che usare la rete per esporsi può lasciare la possibilità ad altri di imitarci.
Contestualmente, dalla stessa possiamo trovare spunti per migliorarci ed ampliare le nostre idee.
Esporsi vuol dire soprattutto guadagnare credibilità sulla rete, ampliare i contatti e trarne i conseguenti vantaggi.

Che si condivida o meno questo concetto, oggi diventa un dettaglio.
La rete è comunque un fenomeno maturo e che sempre più influenzerà il nostro quotidiano, dunque conviene accettarla sapendola utilizzare e cercando per quanto possibile di controbilanciarne i suoi lati negativi.

Per meglio approcciare il cambiamento, conviene pensare a quel concetto con il quale Internet esordì: quello di inserire nella rete la nostra presenza. Forse un po’ semplicistico, ma sicuramente più utilitaristico.
Meglio farlo da soli piuttosto che lo facciano altri.

Non è un caso infatti ritrovarsi inconsapevolmente su qualche portale di settore, composto da banche dati fuorvianti, imprecise e spesso mai aggiornate dopo l’inserimento.
1) A cosa ci serve una vetrina on-line?
Forse qualcuno ha dimenticato cosa voleva dire creare dei cataloghi, farli stampare con un minimo di tiratura ed infine distribuirli.
Solo questo passaggio contiene in sé la forza dello “strumento”: niente spese di stampa e di distribuzione, la possibilità di cambiare/aggiungere/alienare articoli dal catalogo quando e come si vuole, la possibilità di dimenticare in laboratorio campioni e cartelle colore………….

2) A cosa ci serve avere una presenza credibile in rete?
Se la rete riesce a fornire credibilità a chi non la possiede, perché rimanerne esclusi?
Oggi molte persone cercano in rete risposte alle loro domande, da oggetti a persone fisiche, da notizie ad immagini.
Si tratta però di dare una presenza tangibile a chi fino a ieri ci ha cercato sugli elenchi telefonici, dando di noi un’immagine integrata (da un sito con dominio passando per una pagina registrata su Linkedin, da un articolo pubblicato su un portale di settore fino ad una bacheca registrata su Pinterest) grazie alla quale l’azienda riesca a spiccare immediatamente tra le prime righe facilitandone il contatto.

3) Come possiamo usare la rete a mio vantaggio?
Semplicemente parlando di se stessi e della propria azienda, facendo esattamente quello che potremmo fare al cospetto di un cliente.
Parlare di realizzazioni con immagini inedite, potrà creare degli esempi facilmente percepibili da qualsiasi internauta, il quale si troverà già proiettato nella dimensione che ci caratterizza.
Mostrando le fasi di lavorazione, gli stati di avanzamento e come il manufatto finale viene alla luce, non faremo altro che coinvolgere positivamente il visitatore proiettando la sua ricerca, tutta a nostro vantaggio.
Testi descrittivi e didascalie alle immagini invece lo proietteranno nel nostro mondo, nel nostro linguaggio e nello “stile” che ritroverà nella fase di approccio diretto.

4) Come posso affrontare consapevolmente la mia diffidenza?
Semplicemente affrontando l’argomento per gradi, ma soprattutto dedicando a nostra volta del tempo nella ricerca ad osservare gli altri.
Ogni giorno, artisti, artigiani e creativi di ogni genere, postano su internet i loro lavori senza alcuna immagine criptica.
Lo fanno per contaminare e contaminarsi vicendevolmente.
In questo modo si aggiornano di continuo e si rinnovano, cogliendo segnali e migliorando di continuo la propria sensibilità nel saperli cogliere. Potremmo piacevolmente stupirci di quante soluzioni, ben più strutturate della nostra intuizione, siano al cospetto di tutti senza alcun “velo”.

5) Come posso monitorare i curiosi indesiderati?
La ricerca per immagini è ancora il sistema più utilizzato.
Può capitare di ritrovare una nostra immagine sottratta al nostro sito e ripubblicata (inserire un “retino” nell’immagine con il proprio logo può essere un piccolo deterrente).
Blogger ed internauti grafomani ne fanno abitualmente uso e consumo.
Il problema potrebbe sorgere se qualcuno dovesse usare l’immagine a suo stretto vantaggio per vendere articoli simili.
In questo caso solitamente è sufficiente un richiamo.
Qualora invece l’immagine dovesse essere reindirizzata al nostro sito o fosse l’immagine di apertura di un post a noi dedicato, possiamo esserne gratificati.

Nonostante questo mondo abbia sovvertito diversi valori, la costanza e la fiducia sono “strumenti” che ancora oggi restituiscono riscontri.
Pubblicare in rete non è diverso: ci vuole costanza e continuità, ma se l’impegno viene intrapreso come fare pulizia nel proprio laboratorio si è già a metà dell’opera.

Le risposte alle mail entro le 24 ore sono una forma di educazione.
La capacità di sintesi è una virtù che si alimenta con il tempo.
La grammatica è una forma di rispetto nei confronti di chi legge.

Si possono conoscere nuovi orizzonti e si possono intrecciare relazioni di lavoro inaspettate.
La rete è anche un mondo parallelo, dove alcune volte non è garantita la forma più logica di deontologia e nemmeno quella dell’educazione, ma questo capita anche nel mondo reale.
Ricordiamoci che dietro ad ogni pagina ci sono delle persone, pertanto basta saper scegliere.

Carlo Cazzaniga

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