Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Quando il consumismo diventa democratico

In Lifestyle, Redazionali on 1 gennaio 2013 at 12:00 pm

consumismo.democratico

Viviamo in una grande contraddizione culturale.
Speriamo in una cosa e contestualmente anche il suo opposto.

Prima o poi però si dovrà scegliere.  Del resto non si può auspicare una rapida uscita dalla crisi ed allo stesso tempo predicare la “decrescita felice” .

Ammesso che sia felice, la “decrescita” è quello che stiamo già vivendo, ma non piace a molti.
Nè ci rende più umani.  Nè migliora i rapporti.  Nè si dimostra più rispettosa dei ritmi naturali.

Non elimina nemmeno il superfluo per concentrarsi sulle cose essenziali.

No! La decrescita che conosciamo non è quella sognata dai teorici che vorrebbero tornare alla semplicità bucolica delle società premoderne.
E’ fonte di nuove povertà, ma anche di privazioni, di frustrazioni, di grigiore, di tristezza sociale.

Tutti sappiamo che potremmo riprenderci quando ripartirà il motore economico.
Ma l’economia non ripartirà mai se non ripartiranno anche i consumi, se i negozi continueranno a chiudere o rimanere desolatamente vuoti.

E’ un male? No, non lo è.
La ritrovata propensione al consumo non è solamente lavoro per più persone, ossigeno per l’industria, speranze per le generazioni future.
E’ piuttosto alimento per la creatività e conseguentemente per la ricerca.
Con la crescita i consumatori possono ancora coltivare il desiderio di un capriccio. L’anticonsumismo ritiene che la felicità dei consumi sia una droga.
Sarà anche vero, ma l’anticonsumismo diventa anche una condanna antropologica.

Crede sempre che la massa sia un qualcosa di malleabile e che non abbia avuto nessuna evoluzione.
Considera la natura qualcosa di sacrale, e il modificarla una sorta di pura violenza nei suoi confronti e nei confronti di noi stessi.

Sia in un senso che nell’altro, i due concetti estremizzati sembrano mostrare le medesime lacune.
Ma indubbio che la crescita, anche solamente per assonanza, sia qualcosa di più felice della decrescita.
Fermo restando che la “schiavitù di massa” risieda solamente nella sua stessa ignoranza.

Carlo Cazzaniga

Annunci
  1. Quello che dovrebbe cambiare non è il consumo in quanto tale ma il modo di consumare. Dobbiamo considerare nel prezzo di acquisto tutta la filiera che termina con lo smaltimento del prodotto dismesso. In questo modo ci saranno prodotti/servizi a basso impatto ambientale che costeranno di meno e prodotti/servizi ad alto impatto ambientale che costeranno di più. Una volta garantita la tutela ambientale sarà poi il mercato a regolarsi secondo le normali logiche di domanda e offerta.
    Saluti
    Sara

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: