Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Ai seggi con la speranza di una politica migliore

In Redazionali on 23 febbraio 2013 at 8:00 am

scranno-parlamento

Che la campagna elettorale potesse generare e proporre un modello di “società aperta” tra litigi, sgambetti e insinuazioni era pressochè illusorio.
Una cultura politica dai connotati di basso profilo tesa esclusivamente alla competizione interna al governo, non poteva generare nient’altro che quanto siamo stati in grado di vedere.

Tuttavia, la speranza che ci si ponga prima o poi la domanda fondamentale perchè una politica possa definirsi tale, non ci ha ancora abbandonato.

Ovvero: “Quale deve essere il fondamento etico dell’ordine sociale e politico del nostro paese?”

Gli italiani, presi individualmente, pur con tutti i loro difetti sociali, morali e caratteriali hanno le risorse umane per crescere culturalmente, politicamente ed economicamente non meno dei cittadini di altri Paesi che ora ci sopravanzano.

Ma ad un’unica condizione: che si incominci a trattarli come soggetti liberi e responsabili, smettendo di ritenerli incapaci di provvedere a se stessi in una condizione di libertà.

Lo “stato mamma” li relega ad una perenne condizione di infantile sudditanza e minaccia di relegarli in quella di una ancor più grave carenza generalizzata di libertà stessa.

Quel che più ferisce è che lo stesso dibattito era già vivo più di sessant’anni fa, sia pur in contesti e situazioni assai diversi da quelli contemporanei.

L’aspetto che più fa specie è leggere come le parole scritte da Elsa Morante nel ’45 siano ancora oggi per certi versi estremamente attuali.

Peggio ancora è capire come, facendo un’ autoanalisi con tutta la più sincera onestà intellettuale che si richiede in questi casi, ognuno di noi sia sceso talvolta a patti con lo stesso sistema anche come complice inconsapevole.

Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.

La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.

Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo.

Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

“… Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuol rappresentare…”

Elsa Morante, 01.05.1945  da “Pagine autobiografiche postume”,
pubblicate in “Paragone Letteratura” 456 – febbraio 1988

Carlo Cazzaniga

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