Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Imu: spiegateci le differenze con quell’iciap dichiarata incostituzionale

In Redazionali on 19 giugno 2013 at 11:00 am

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Imposta Comunale Esercizio Imprese, Arti e Professioni: questo era il significato dell’acronimo di ICIAP, una tassa abolita perchè dichiarata incostituzionale dal 1/1/1998.

Di quella tassa non venne mai rimborsato il tributo nè tantomeno fu reso compensabile attraverso le dichiarazioni di reddito successive.

La capacità di gettito che l’ICIAP garantiva all’erario, fu comunque compensata dalle amministrazioni con un nuovo tributo. L’ICIImposta Comunale sugli Immobili  fu dal 1993 la sua naturale derivazione e avrebbe coinvolto ugualmente ogni immobile censito sul territorio.

Lo spunto di riflessione ci perviene da un artigiano cinquantenne, oggi alle prese con un tributo di acconto IMU pari a 1.400 euro su una superficie produttiva di circa 400mq.

Dice:

“Molto probabilmente al momento del saldo,  il mio tributo si attesterà su circa 2.700 euro. Sono in attesa ancora di sapere quale sorpresa mi riserverà la TARES consapevole del fatto che già sotto il nome di TARSU mi venivano  richiesti 1.300 euro all’anno.
Il lavoro è scasissimo.
Della mia superficie a disposizione utilizzo ormai solamente il 30%. Necessiterebbe un ridimensionamento ma purtroppo non riesco nè a vendere l’immobile, nè ad affittarlo.
Aggiungendo solamente il costo contributivo minimale annuo pari a 3.500 euro penso al fatto che per aprire al 01/01/2014 un nuovo esercizio, dovrei avere in mano almeno 7.000 euro per poter coprire le spese iniziali.”

A questo noi ci permettiamo di aggiungere  un costo di gestione fiscale ed amministrativa da parte di un commercialista, il tributo della camera di commercio, le utenze di luce gas e telefono.
Senza aver ancora fatto nulla, oggi servirebbero almeno 10.000 euro all’anno iniziali  per poter cominciare a lavorare qualcosa in proprio.
Per non correre il rischio di ampliare troppo il concetto, limitiamoci alla considerazione espressa sull’IMU.

L”Imposta Municipale Unica tassa con cecità la superficie e con la stessa cecità la soppesa senza tenere presente in alcun modo la realtà del suo stato. Lo si evince in primo luogo dalla lieve differenza dei coefficienti che intercorrono tra gli immobili accatastati tra le varie classi da A a D, e in secondo luogo dalla redditività effettiva che si produce al loro interno.
Inutile aggiungere che l’imponibile tassato viene ottenuto attraverso  un coefficiente di redditività del tutto presunto, e senza sapere su quale base di calcolo venga eseguito.

In definitiva ICIAP e IMU hanno un significato differente nel loro acronimo ma non nella sostanza.
“Purtroppo” aggiunge “non mi restano molte alternative. Con la situazione attuale e con i miei cinquant’anni non troverei alcun lavoro presso terzi. L’alternativa e svendere e chiudere ma poi? Vivere in Italia costerebbe comunque troppo caro per poter pensare di attendere la pensione. Bisognerebbe cercare un’altra patria, magari con un potere di acquisto più favorevole in considerazione del proprio patrimonio.”

Tra una palpabile tristezza nell’esposizione  e qualche luogo comune una verità rimane tangibile:  quella di vivere in un paese dove la gabella medievale trova ancora un suo spazio, l’iniquità imperversa e nessun progetto è teso a ridisegnare  uno sviluppo sociale che faccia leva sulle risorse che questo paese può realmente offrire. Da un lato si afferma che i diritti acquisiti non si possono toccare (vedi privilegi delle pensioni d’oro) dall’altro si rendono legittimi tributi con date retroattive o si battezzano con nuovi nomi tasse abrogate perchè estranee ad ogni ordinamento. Le tanto sbandierate risorse umane da cui attingere,  sviluppo e benessere sociale rimangono concetti astratti e accademici, che servono solo per imprimere credibilità a discorsi di piazza.Si continua a parlare di lavoro per i giovani, ma allo stesso modo si rimane indifferenti verso cittadini di cinquant’anni che sono stati contribuenti per almeno trenta, magari padri degli stessi giovani.

Questa IMU verrà comunque assorbita da molti, più per mancanza di alternative che per senso civico,  dimostrando ancora una volta ai burocrati quanto sia alto il livello di sopportazione di questo paese e facendo leva ancora una volta sul proprio patrimonio.

La tentazione di fuggire è forte, tanto quanto la paura di farlo. La delusione nello scoprire quanto un paese straniero possa essere meno matrigno del nostro ci tiene ancorati. E allora continuiamo a rimandare.

Carlo Cazzaniga

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