Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Peccato. Di cultura si potrebbe anche vivere

In Redazionali on 13 luglio 2013 at 8:00 am

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Enormi siti culturali  con secoli di storia da raccontare restano “chiusi al pubblico”.
Un patrimonio di inestimabile valore che non riesce a mostrarsi per ciò che è, ma capace solo di lasciarci il retrogusto amaro e nostalgico per le enormi occasioni mancate.

Eppure a livello comunitario, la cultura e le attività ad essa connesse, costituiscono il 3,3% del Pil europeo, e il 3% dell’occupazione.

Una fetta tutt’altro da sottovalutare, anzi,  da prendere maggiormente in considerazione.  Specie per un Paese come il nostro che può vantare un quantitativo di beni culturali invidiabile dal mondo intero e con delle potenzialità enormi,  anche in termini di sviluppo e occupazione a tutt’oggi inespresse.

Mancanza di capacità, di visione e di diversi finanziamenti spesi in malo modo ne frustrano le intenzioni. Soprattutto perchè  concentriamo i nostri sforzi e le nostre risorse verso altre mete, senza considerare le sfere attinenti la cultura in maniera prioritaria o trasversale.
I nostri migliori musei soffrono  nel confronto con il Moma e l’Eataly di New York. Tanti altri piccoli monumenti, non vengono neanche presi in considerazione a livello di statistiche e comparazioni.

Ovviamente, insieme al settore culturale anche il turismo soffre di questo ritardo trascinando con sè artigianato e lavoro.
Anche qui con enormi esempi di sprechi si impedisce lo sviluppo di località che poco o nulla hanno da invidiare con le mete che vanno per la maggiore.

A giocare un ruolo tutt’altro che secondario  è anche una poca consapevolezza dell’opinione pubblica,  cominciando da uno scarso interessamento della società tutta.

E’ più semplice concentrarsi sulle nuove costruzioni, sui grandi progetti, destinando ad essi fiumi di denaro e giorni, mesi interi di dibattiti e proposte, senza dedicare almeno la metà del tempo e delle risorse economiche ad una grandissima opera di recupero.
Restaurare e valorizzare un buon quantitativo di beni culturali in ogni Regione, ci consentirebbe di dare delle boccate d’ossigeno non indifferenti recuperando identità e valore.
Senza una strategia nazionale difficilmente si riuscirà ad invertire la rotta.
Ma d’altronde, fino a quando i reality/talk show saranno i principali programmi di intrattenimento, ogni percorso di rinascita avrà enormi difficoltà di successo.
E a noi, parafrasando un noto film, non ci resterà che piangere.

Carlo Cazzaniga

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