Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

C’era un detto che recitava: “Italiani e greci una faccia una razza”.

In Redazionali on 18 agosto 2013 at 8:00 am

vaso-greco

L’organico dell’Orchestra Nazionale Greca ha recentemente portato in scena la sua ultima rappresentazione.
Un ultimo concerto prima del suo definitivo scioglimento.  A determinarne la sua fine del suo percorso è stata la totale mancanza di fondi economici.

Davanti ad una crisi economica glabale il silenzio imposto ad una formazione musicale è un aspetto sicuramente accettabile.
Lo è ancor più se si guardano le recenti immagini che provengono dalla sponda opposta del Mediterraneo, dal Cairo.

Eppure ciò che lo rende insopportabile risiede nel fatto  che da molti mesi i nostri fratelli greci stiano affrontando la più terribile crisi economica dalla seconda guerra mondiale ad oggi, senza che l’Europa muova un dito.
Che l’Europa taccia lo posso anche comprendere, ma che il nostro paese finga di non sentire e di non vedere invece no.

“Italiani e greci una faccia una razza” recitava un detto.  Un  ritornello che mi ha sempre destato sconcerto perchè riscontrabile in entrambe le patrie. Non fosse altro che tutto sommato noi eravamo gli invasori e loro vittime trascinate in una guerra loro malgrado.

Le immagini dedicate a quel concerto mi hanno fatto ricordare alcuni racconti e piccole confidenze del fronte greco-albanese.
Nonostante imbarazzanti errori politici e non solo commessi dal nostro paese nei confronti del loro, ci volevano bene comunque.
Forse perchè sentivano nei nostri confronti un’affinità antica che i secoli non erano riusciti a cancellare.
Le lacrime della violinista che piange mi sono sembrate le lacrime di una nazione tutta, e forse di tutta un’umanità che stenta a trovare un equilibrio, a riconoscere se stessa e a ricostruire un percorso di civiltà.

Solone prima e Pericle dopo di lui avevano capito che la forza della polis risiedeva nel demos o classe media.
E che il bene della polis concideva con quello del demos e non con un gruppo ristretto di aristocratici.
Tutti noi europei abbiamo un enorme debito di riconoscenza nei confronti della Grecia, perchè lo abbiamo nei confronti sia della sua arte che della sua cultura. Non solo. I fondamenti della tragedia greca sono un codice di lettura senza tempo.

La tragedia greca mostra persone buone rovinate da avvenimenti che semplicemente capitano a loro e che esse non controllano.
Questo è un fatto senza dubbio triste, ma normale nella vita umana.
Inoltre, questa eventualità non minaccia nessuna delle nostre più profonde convinzioni sulla bontà, dal momento che quest’ultima può mantenersi indenne in mezzo ai cambiamenti della fortuna esteriore.
Ma la tragedia mostra anche qualcosa di molto più molesto: mostra persone buone che compiono azioni malvagie, contrarie ai loro principi etici, al loro carattere, perché vengono costrette da circostanze che sfuggono al loro potere.
Per questo le nostre origini sono lì.

Carlo Cazzaniga

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