Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

… Diecimila ore

In Redazionali on 28 gennaio 2014 at 8:00 am

maniDiecimila ore.
Tenete a mente questo dato e ricordatevelo.

Questo perché normalmente vi servono diecimila ore di lavoro per diventare esperti in un settore qualsiasi: dal saper suonare bene uno strumento, al praticare correttamente un’attività sportiva, dal potersi definire un matematico, al saper pilotare senza imbarazzo qualsiasi genere di aeromobile.
Significa una media di tre ore di lavoro al giorno per dieci anni.
Si badi bene: non per imparare semplicemente una pratica, ma proprio per diventarne esperti a tutti gli effetti.

Se parliamo quindi di un musicista lo faremo pensando ad un primo violino,  se lo faremo di un matematico intenderemo un docente universitario con cattedra,  se dovessimo parlare di un’artista ci riferiremo ad un soggetto le cui opere sono già state esposte in un considerevole numero di gallerie.
Una piramide di studi empirici fa riemergere sempre questa cifra, che è compatibile con quello che sappiamo dell’architettura del cervello e in particolare della memoria.
Serve tempo per consolidare le tracce mnestiche e la disponibilità della memoria dipende da quante esperienze si sono fatte per consolidarla.
Ci vuole un’esperienza che sconfina dal puro senso della pratica.
In essa entrano a far parte percezioni sensoriali, immagini visive, cognizioni verbali, lessico, percezioni olfattive e uditive.Inoltre, si è anche appurato, che l’ottenere progressivamente risultati sempre migliori, permette di superare la soglia di quel che potremmo definire talento, per spostarsi sempre più verso quelle assai più chiare dell’esercizio.
Non è un caso che i musicisti migliori siano proprio quelli che tendono ad esercitarsi di più.
Si potrebbe concludere che per ottenere certi risultati bastino esclusivamente esercizio e molto tempo da investire.
Il lavoro manuale non sembra fare eccezione a queste regole.

Esiste in proposito un ‘expertise della manualità.
Chiunque abbia acquisito più esperienza nel corso degli anni, risolve più rapidamente i problemi, è più efficace nel prendere decisioni di quanto non siano i novizi ed è sostanzialmente più creativo.

Uno dei massimi psicologi del ragionamento contemporanei, Philip Johnson-Laird, ha analizzato le strategie creative dell’improvvisazione nelle esecuzioni jazzistiche.
Seguendo gli stessi parametri, i suoi risultati potrebbero tranquillamente applicarsi all’opera del falegname che ripara un mobile di un tipo mai visto prìma.
In entrambi i casi, il modello mentale sviluppato dallo psicologo, è la riprova di come la mente tenda a ripescare nella memoria lontana, soluzioni a problemi incontrate via via durante l’esecuzione, molte delle quali vengono scartate in tempo reale.
Alcune contengono in sé i germi di ulteriori sviluppi.
Altre ancora vengono scoperte sul campo e tenute in serbo per uso futuro.

Questo ci obbliga forse a ridefinire le frontiere tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.
Ogni lavoro, si potrebbe dire intellettuale.
A variare sarebbe soltanto la componente manuale, preponderante in alcuni casi, marginale nelle altre.
Viene allora da pensare che forse, e non a caso, si è spesso parlato di “intelligenza della mano”.

Carlo Cazzaniga

© Daily Lab – ilSole24Ore – Tutti i diritti riservati

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