Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Design: un mestiere da vecchi?

In Redazionali on 26 aprile 2014 at 8:00 am

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Pur compiacendomi del fatto che il design sia apprezzato da persone di ogni età e del vedere un Gillo Dorfles che a 104 anni trova l’entusiasmo di visitare la mostra con le sue gambe, mi rattrista constatare che l’inaugurazione del Triennale Design Museum alla Triennale di Milano, si sia svolta con una presenza di pubblico piuttosto attempata.

Più che una constatazione personale si tratta di una contatazione di fatto.
Alla luce di un’affluenza costituita per lo più da ultrasessantenni, verrebbe quasi da chiedersi se il design non sia diventato un mestiere da vecchi.
Il questione sarebbe di per sè di poca importanza, non fosse altro per alcuni quesiti  che meriterebbero delle risposte:

Forse che le inaugurazioni sono diventate eventi riservati a caste chiuse e autoreferenziali, che non lasciano entrare i giovani senza una posizione sociale?
O  sono i giovani stessi a snobbare a priori questi eventi mondani, perchè percepiti come antichi, svuotati di senso, e simili per sommi capi a certi rituali della politica?

Come mai, mi domando, all’evento che celebra il design più bello del mondo, nel Paese del design, nella città del design ed ancor più nel suo tempio, mancavano i giovani?
E perchè i pochi che c’erano sembravano pesci fuor d’acqua?

Sono assolutamente certo che nei prossimi mesi la mostra sarà visitata da frotte di persone, studenti e designer da tutto il mondo. (imperdibile l’effetto strabiliante dell’ultima sala dedicata alle icone del design italiano).
In tutti gli altri giorni, la Triennale è un ritrovo di giovani  creativi, un formicaio di studenti che girano in questi spazi enormi.
Chi per rendere omaggio al design e chi a suggellare con la propria presenza l’ essere parte integrante di questo mondo meraviglioso.

Ma proprio per questo mi chiedo come mai il giorno dell’inaugurazione tutti questi giovani, erano misteriosamente assenti?
Al loro posto, una grande processione di persone canute sfilava per le sale, quasi a rendere maggio a un vecchio amico scomparso.

No! Nessuna polemica. Nè sull’esposizione, nè sullo splendido allestimento che racconta il design al tempo della crisi, focalizzato su un tema attualissimo: quello dell’autosufficienza produttiva, declinato in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta, gli anni settanta e gli anni zero.
Tantomeno sull’organizzazione, splendida come sempre in una delle cornici più suggestive di Milano.

Le mie sono solo osservazioni libere come persona che ha una particolare inclinazione per l’argomento e che da sempre cerca di scoprire, promuovere, dare visibilità a giovani talentuosi.
Di questo non posso che dispiacermi e soppesarla come un piccolo, grande fallimento.
Che non è affatto da sottovalutare…

Carlo Cazzaniga

Link:     triennale.org

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