Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Se il racconto diventa la nuova frontiera del marketing

In Redazionali on 14 settembre 2014 at 8:00 am

io-mangio-nutellaAbbiamo bisogno di un sito internet“.
Ho un mio sito internet“.
Tra poco metto online il mio nuovo sito… “.

In merito alle vetrine virtuali, negli ultimi vent’anni ho sentito migliaia di volte frasi ripetute all’infinito.  Queste le più comuni.
Tutti coloro che volevano darsi un’identità chiara e rintracciabile, non vedevano l’ora di varare il proprio sito.
Pagine complicate, costruite in modo da dissipare esageratamente migliaia di dati di programmazione.

Qualcosa però è cambiato.
Se ne saranno accorti forse i più assidui frequentatori della rete.
Gli altri, se stanno pensando ad una rielaborazione di quello già esistente, rischiano di trovarsi disorientati.

Hanno fatto la loro epoca i siti in flash, quelli che per intenderci venivano snobbati dai motori di ricerca e quelli scheumorfici, che imitavano oggetti e ambienti analogici nell’ambito digitale.
Complicatissimi menu in grado di simulare la realtà vera della propria attività.

Negli ultimi dieci anni sembrava fosse impensabile non possedere un dominio.
Contestualmente, se le domande e le richieste di chi lo richiedeva, corrispondevano ad un informe condensato di fumose aspettative, i programmatori rimbalzavano le esigenti richieste con una sola domanda: “…a cosa serve questo sito?“.
Pochi avevano l’onestà intellettuale di rispondere schiettamente: “Per vendere …“, prediligendo così effetti speciali alla concretezza.

Nel frattempo ci si è accontentati di replicare depliant pieghevoli in pagine digitali, beandoci del suono di un otturatore fotografico che si inseriva nell’atto di far scorrere le immagini, o di una luce più ammiccante restituita da una buona scheda video.

Preistoria.
Oggi i siti stanno cambiando. Intanto perché sono sempre meno quelli che sentono il bisogno di averne uno.
E poi perchè a cambiare sono diventate le chiavi di lettura.
Ma allora che senso deve avere oggi un sito? E a cosa serve?
Sostanzialmente a tre cose: a vendere, a raccontarsi e a dare informazioni.

Quelli che vendono sono tutti sul modello Amazon: chiari, e in grado di farti arrivare alla voce “procedi con l’acquisto” nel modo più efficace possibile.
Quelli per raccontarsi sono dei Blog dove conta di fatto il testo e non il modo in cui è composto.
Quelli giornalistici invece servono a dare informazioni e notizie attraverso gerarchie che con il tempo stanno diventando sempre più liquide.
Ma non basta. Perché queste tre macrocategorie sono attraversate da un vento nuovo. Evidente. Chiaro.
È il vento delle storie.

Mi ha colpito recentemente una dichiarazione di Dario Albini, un visual designer, che insegna progettazione multimediale allo Ied di Milano. Albini dice: «I confini tra un genere e l’altro si stanno assottigliando. C’è sempre più la tendenza a voler raccontare una storia, anche quando un sito internet parla di un prodotto o di un servizio».
Alcune grandi aziende, indicono addirittura concorsi per giovani video-makers dove si devono riversano storie di ogni genere.
Il tutto sull’onda del fenomeno in dilagante espansione dello storytelling, dove pare che sempre più persone si cimentino, quasi compulsivamente, nella stesura di racconti, romanzi, poesie.
Un bacino di idee da cui attingere, con bona pace di creativi pubblicitari ed agenzie.

barilla- factory

Tutto questo avrà conseguenze importanti nel futuro.
Un tempo chi diceva: “ho bisogno di un sito internet“, chiedeva immagini e animazioni, figlie di una grafica costosa e pesante (in termini di bit). Ma questa diventava una vetrina pura e semplice. Perché tutti ragionavano attraverso a quella sola idea.
Le vetrine, statiche, erano compositive e iconiche. Non era altro che una grammatica visiva: illuminazione, scenografia e prodotti presentati nella più idonea modalità.

Se la prima era del web ha trasportato le vetrine dentro le nuove pagine da consultare sui computer, ora lascia il passo a siti facili, lettering elementare, sobrietà e risparmio.
Nessuno pensa più di farsi un sito se non ha nulla da raccontare. Per cui oggi anche il prodotto deve avere una storia.
Può essere una storia aziendale («quel giorno in cui inventammo la Nutella…», è diverso dal dire «quanto è buona la Nutella») o può essere una storia che riguarda il prodotto.

Tutti ormai badano all’impatto emozionale e tutti stanno imparando a leggere i testi.
Il racconto è il futuro del marketing.
Il blog sostituisce le vetrine e cambierà anche i giornali: che avranno sempre più bisogno di storie per sopravvivere.
Più storie al posto di semplici notizie.
Almeno fino a quando una nuova tendenza non soppianterà quella in corso.
Del resto questa è sempre stata una prerogativa del marketing: “inventare nuove teorie, sbugiardando se stesso“.

Carlo Cazzaniga

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