Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

La modestia di ritornare a bottega

In Redazionali on 29 dicembre 2015 at 8:00 am

ferri-vecchiVedo una vasta schiera di artigiani che con il passare del tempo ha perso la sua identità.
Interpellati in previsione di un intervento di manutenzione tendono a proporre soluzioni nuove.
Difficilmente si propongono per riparare quelle già in essere.

Complici certificazioni e attestati di conformità anche l’artigiano preferisce, e non a torto, affidarsi a soluzioni semplici, testate, immediate e risolutive.

Ma nel frattempo le cose cambiano e mentre la piccola industria è sempre più incline a rivolgersi direttamente all’utente finale, il rischio è quello di perdere un ruolo fondamentale a cui la società tutta faceva riferimento: quello del manutentore provetto.”

Un luogo comune ha portato a pensare che spesso sostituire sia più conveniente che riparare.
Fornisce la possibilità di avere un prezzo chiaro, mette al riparo da sorprese, ma soprattutto concede l’illusione di poter cancellare dalla nostra mente il problema per gli anni a venire, garanzia alla mano.
Tutto vero.

Risulta però altrettanto onesto ammettere che ragionare così, in fondo, ci piace.
Questo perché risparmia il tedioso compito di doversi attivare nel cercare un professionista in grado di risolverci pazientemente il problema.
E se lo troviamo, si evita almeno la frustrazione derivante dal sentirci scoraggiare da un professionista, attraverso intricati e complicatissimi tecnicismi.
Abbiamo tutti imparato a ragionare così, al punto da non voler più essere nemmeno mettere oggettivamente a confronto i due costi: tra riparare e sostituire.

Da questa analisi sommaria, si evince che la figura del manutentore sembra quasi del tutto scomparsa, tanto da eludere a prescindere qualsiasi ricerca per pura sfiducia.
Quasi a sottolineare una volta in più la mancanza di una figura di riferimento, che servizi post-vendita, numeri verdi e assistenza specializzata non sono stati in grado di sostituire mai completamente.

L’artigiano era colui che sapeva riparare un manufatto, a volte replicando un pezzo senza l’ausilio di una macchina a controllo numerico.
Si avvaleva semplicemente del proprio ingegno nella scelta del materiale, attivava il suo intuito che derivava da esperienze pregresse, metteva a frutto una certa abilità manuale e casomai si aiutava con qualche elettroutensile.
Nella sua umiltà, svolgeva anche un valido ruolo sociale venendo incontro ad una tipologia di utenza che aveva la necessità di risparmiare, più per necessità che per consuetudine.
Le certificazioni e gli attestati di conformità hanno reso questa pratica molto più difficile se non impossibile. L’intervento di questo genere non può prevedere (se non nel breve termine) nessuna garanzia per sua stessa natura. Comporta spesso un aspetto antieconomico in virtù del tempo impiegato e difficilmente quantificabile.
Non sempre è di veloce soluzione proprio perché necessita di un’analisi che spesso si cela a prima vista.
Aspetti sufficienti da scoraggiare da una parte anche l’artigiano zelante, in virtù di possibili errori di valutazione, e dall’altra il fiducioso committente, in virtù di una formula di preventivo vagamente fumosa.

A volte però, una riparazione con queste caratteristiche, si rivelerebbe ben più utile di qualsiasi garanzia scritta, soprattutto se si pensa a quanto potrebbe fidelizzare in futuro un probabile cliente per l’artigiano, e a quanto potrebbe risultare economicamente vantaggiosa per la committenza.
Alla luce di tutto ciò, viene da pensare che nel rapporto cliente-fornitore rimanga una zona d’ombra, ovvero di una parte di servizio che tutti considerano scomoda e poco remunerativa.
Quella costituita dalla riparazione di quei manufatti fuori produzione, le cui serie si sono esaurite nel tempo, accessoristiche comprese.
Penso a cariglioni di chiusura, le cui parti interne si sono deteriorate movimento dopo movimento, o a cerniere a vista la cui “spina” di tenuta si è del tutto consumata a furia di roteare.
Parti nelle quali a volte basterebbe la pazienza di ricreare una nuova piastra di contrasto per rigenerarne l’uso.

In sostanza, quello di cui oggi si avverte la mancanza, si incunea in quella che ci piace definire come una conoscenza limitata del funzionamento di ogni singolo pezzo.
Risponde a domande su come è costruito e su come “lavora”, su come posizionarlo, in che modalità e perché.
I corsi di aggiornamento forniscono un valido supporto per il buon funzionamento delle componentistiche, ma spesso si limitano alle indicazioni raccomandate dalla casa produttrice, senza descriverne la loro funzionalità intrinseca.
Questo, oltre che diventare un motivo di manleva da parte del produttore in merito a manomissioni del dispositivo, porta ad un’applicazione a scatola chiusa di qualsiasi congegno senza comprenderne appieno la funzionalità. L’incapacità di intervenire ne è solo la conseguenza che ne deriva.
Chiunque, nelle stesse condizioni, vivrebbe il medesimo disagio.
Capita allora che diventa più semplice offrire soluzioni alternative, partendo da quelle ex-novo.
Dall’adattamento all’occorrenza di parti nuove (magari sulle quali si è già avuta un’esperienza) ma poco attinenti alla condizione esistente, fino ad arrivare a suggerire la sostituzione totale del manufatto.
Il tutto condito con una certa dose di imbarazzo, nel proporlo e soprattutto nel preventivarlo.

Nel corso degli ultimi vent’anni il mondo artigiano è stato avvicinato e lusingato da una certa piccola industria di semilavorati, la quale ha proposto loro valide soluzioni sia dal punto di vista estetico sia dal punto di vista tecnico.
Si è quindi assistito ad un fenomeno di miglioramento del lavoro artigianale, sia in margini di precisione sia in margini di varietà si soluzioni da proporre.
Tuttavia lo stesso fenomeno ha impoverito e impigrito gli artigiani sotto l’aspetto intellettuale.
Li ha trasformati, se mi è concesso il termine, in semplici assemblatori di semilavorati, uniformandoli in una schiera di operatori e posatori gli uni simili agli altri.In una condizione di scarso lavoro unita alla crisi economica, oggi vivono la loro realtà di artigiani in un mercato dove troppo spesso a fare la differenza sono solo due fattori: il costo e rapidità di intervento.
Viene allora da pensare se non sia il caso di promuovere ancora la piccola riparazione ove possibile.
Restituirebbe dignità a chi lentamente sta perdendo un proprio ruolo lavorativo a tutto vantaggio di una utenza che dopo questi anni si è trovata impoverita.
Riempirebbe le giornate a molti operatori che hanno visto dilatarsi i vuoti di lavoro in modo preoccupante, a favore di persone che si vedrebbero costretti a posticipare degli interventi per mancanza di liquidità.

Un paio di esempi:

CASO A)
Situazione:
– Serramento in alluminio anni ‘70
– Luce cm 200 x 200 a tre elementi orizzontali.
– Apertura sulla totalità della luce (fisso con catenacciolo – anta a battente – fisso con catenacciolo)
– Il serramento rivolto verso il terrazzo è solo uno di un totale di tre presenti nel vano e disposti su due
lati della stanza

Analisi : – Serramento bloccato in posizione di aperta.
– Maniglia apertura con rotazione girevole fuori produzione e ammalorata.
– Aste di chiusura (sopra & sotto) uscite dalla sede di scorrimento.intervento

A riparazione: – Smontaggio dell’anta e analisi
– Confronto con la ferramenta delle ante funzionanti attigue.
– Apertura del serramento con smontaggio del vetro
– Analisi ferramenta maniglia.
– Rifacimento piastrina cariglione interno a dima e conforme al movimento della maniglia.
– Saldatura asole di fissaggio per le aste.
– Filettatura e fissaggio aste alle asole.
– Rifacimento piastre maniglia ed eliminazione del gioco sull’asse di rotazione chiusura.
– Collaudo a banco.
– Rimontaggio e collaudo ad anta montata.

Tempo di 1° intervento sul posto 3 ore.
Tempo di 2° intervento in officina per preparazione dettagli 2 ore.
Tempo di 3° intervento sul posto 5 ore per due persone. C

Costo materiale Forfait 40 euro (considerando l’impiego di sfridi di lavorazione in acciaio per le piastre, la sostituzione delle aste in ferro ammalorate con nuove aste in acciaio, la sostituzione di due squadrette in ferro arrugginite con due elementi in alluminio sugli angoli del telaio del serramento).
Totale ore 15 x Euro 35.00 CAD
Per un totale complessivo in opera di circa Euro 600

B sostituzione ferramenta:
– Probabile impossibilità di intervenire su una sola anta per semplice problema di uniformità con le altre
due vetrate attigue presenti.
– L’inserimento di un nuovo elemento comporterebbe l’adattamento ai fori presenti sul telaio
– Dubbi sul grado di soddisfazione estetica finale.
– Costo dei materiali sensibilmente maggiore, anche considerando la singola vetrata.
– Costo di ore di mano d’opera uguali se non superiori alla soluzione A.

C sostituzione vetrata:
– Impossibilità di intervenire su singolo elemento della vetrata
– Valutazione di costi a preventivo per la sostituzione totale delle invitriature, in funzione delle serie e
delle tipologie.

 

CASO B)

Situazione:
– Cabina doccia a due lati anni ’90
– Luce cm 90 x 90 h 200
– Apertura a libro su una lato + fisso laterale

Analisi : – Anta a libro bloccata.

A seguito cedimento cerniera le lastre in vetro sono scollate dalle canaline di tenuta.

A riparazione:
– Smontaggio delle parti scollate e analisi dei meccanismi.
– Pulizia delle parti metalliche e delle lastre in cristallo da silicone.
– Ricostruzione della cerniera dal pieno di alluminio su dima delle cerniera ancora funzionante.
– Incollaggio delle parti metalliche al cristallo.
– Posa in opera e collaudo.

Tempo di 1° intervento sul posto 1 ore.
Tempo di 2° intervento in officina per preparazione dettagli 5 ore.
Tempo di 3° intervento sul posto 1 ore

Costo materiale Forfait 20 euro (considerando l’impiego di sfridi di lavorazione di alluminio)
Totale ore 7 x Euro 35.00 CAD
Per un totale complessivo in opera di circa Euro 270

B sostituzione ferramenta:
– Da considerare solo in presenza di pezzo originale di ricambio, nuovo o sottratto ad modello analogo da alienare

C cabina doccia completa:
– Considerazioni su preventivi di modelli nuovi con caratteristiche inferiori o analoghe
– Costo medio disponibile sul mercato Euro 500
– Posa in opera con smontaggio e relativo smaltimento Euro 250
Per un totale complessivo in opera di circa Euro 750

In entrambi i casi, abbiamo voluto dimostrare come una coscienziosa riparazione possa procastinare la totale sostituzione di un bene.
Questo a fronte di una spesa, nella peggiore delle ipotesi (come quello evidenziato nel caso B), di 1/3 del costo che assumerebbe in virtù di una completa sostituzione.

Per qualcuno potrà ancora non risultare sufficientemente conveniente, tuttavia è una strada attraverso la quale una buona schiera di persone, troverebbe conforto dalla semplice possibilità di poter scegliere.
I più scaltri artigiani potrebbero addirittura trasformare questa forma comportamentale come manifesto di serietà professionale, se non addirittura una modalità con valenza a basso impatto ambientale.In conclusione, e questo consiglio sarebbe valido in ogni occasione, è ora di manifestare apertamente buone pratiche comportamentali.
Talvolta, optare per un lavoro meno remunerativo ma più onesto dal punto di vista professionale e morale, va a tutto vantaggio di buoni rapporti di lavoro, solidi e duraturi.
Se altri usassero la stessa cortesia nei nostri confronti, sono certo che risponderemmo con gratitudine.
Se per arrivare a questo, significa poi riprendere in mano una lima di tanto in tanto, credo allora che sacrificarsi saltuariamente ne valga proprio la pena.
Dimostrerebbe serietà e sentimento per un lavoro che troppo spesso dimentichiamo di amare.

Carlo Cazzaniga

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