Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Creatività obbligatoria

In Lifestyle, Redazionali on 30 gennaio 2016 at 8:00 am

brain-quilled
Ci sono termini nel linguaggio comune che tendono con il tempo a perdere la loro valenza.
Questo avviene quando, declinati ad ogni situazione, il loro uso diventa inflazionato.
Il termine “creativo” è uno di questi.

Si parte dal presupposto che la creatività sia qualcosa che appartenga a tutti.
E forse è anche vero.
Tuttavia, non posso fare a meno di notare una certa tendenza nell’attribuire dei connotati di creatività a qualsiasi pratica.
Talvolta risultando fuori luogo.

Esiste un pensiero diffuso secondo il quale la creatività sia diventato un fattore imprescindibile della nostra vita. Questo pensiero ha trasformato ogni cosa in pratica creativa: dal metodo educativo al bucato, dal viaggio organizzato al riordino domestico, dall’archiviazione contabile al fai da te.
E’ lo stesso pensiero che ha trovato terreno fertile tra le “zolle” della rete ipertestuale, secondo cui nulla può sfuggire al proprio racconto, attraverso immagini e pensieri.
Quasi che il non essere creativi, sotto questo punto di vista, sia da considerarsi al pari di una minusvalenza formativa.

Capita allora che molti si trasformino in potenziali narratori, compositori di melodie, poeti e romanzieri in grado di raccontare intrecci ed aspetti superlativi ovunque si nascondano.
Tutti aspetti positivi, se non fosse che contestualmente sono state dimenticate esperienze personali, storie tramandate e persino piccole leggende che hanno costruito nel tempo una personalità.

La pratica di “rovesciare i cassetti” privati sulle pagine web ha tolto una parte fondamentale della creatività.
Era quella che si alimentava di intime emozioni.
Una sfera emotiva che pretendeva di essere elaborata, plasmata in virtù di un nostro cambiamento, lontana da qualunque apprezzamento, cronologia o notifica.
Penso che questa tanto“ sbandierata” creatività sia anche poco rivelatrice, proprio perché costruita su un impulso, o sull’onda di un entusiasmo e o di uno scoramento momentaneo.
Non è un caso che i risultati migliori della creatività passino attraverso lunghe gestazioni.
Non è un caso se la vera creatività la si percepisca solo quando sappia oltrepassare il primo strato di superficie che tutti riescono a vedere e decifrare.

La dittatura della creatività è un aspetto del quale siamo tutti artefici, consapevoli o meno.
Questo perché abbiamo rifuggito esistenze che non ambiscano a qualcosa che le riscatti dalla quotidianità.
Così come non esistono più luoghi normali, persone comuni, storie anonime, perché tutto è raccontato alla stregua di un superlativo di maggioranza.
Il rischio interviene quando obblighiamo le nuove generazioni a pensarsi creative ma solo a parole.
Perché poi quando cercano di esserlo davvero vengono dissuase, dal rischio di fallire, di rimanere incompresi, di delusione, di incompletezza.

Abbiamo trasformato l’arte, la letteratura, il cinema, la musica e tutte le espressioni dell’ingegno in qualcosa di necessario e al tempo stesso di non realizzabile se non in una forma ripetitiva e banale.
La creatività obbligatoria è come un vento che non è in grado di sospingere i semi.
Inaridisce il paesaggio e paralizza le coscienze.
Mescolando plauso e indifferenza come fossero la stessa cosa.

Carlo Cazzaniga

© Daily Lab – ilSole24Ore – Tutti i diritti riservati

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