Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Industria 4.0: sottrarsi o affrontare il cambiamento?

In Redazionali on 19 aprile 2016 at 8:00 am

4“C’è chi la chiama rivoluzione 4.0. Altri preferiscono definire la questione con il termine smart-working.
Secondo questo cambiamento, si potrà programmare la produzione e gestire la comunicazione da una posizione remota.
Qualcuno ne ha già abbracciato la filosofia, sicuro del fatto che molte mansioni si potranno svolgere senza muoversi da casa.

Sta cambiando qualcosa di cui è difficile disegnarne i contorni.
Tuttavia conviene prenderne atto perché presto o tardi saremo tutti costretti a confrontarci con dei nuovi paradigmi organizzativi, operativi, ma soprattutto mentali.

Poco tempo fa mi sono sentito chiedere cosa pensassi dell’industria 4.0.
Non nego che la domanda mi colse impreparato. Soprattutto perché mi si chiedeva come il mondo della serramentistica avrebbe potuto tradurre il nuovo cambiamento e che reazione avrebbe scatenato, in un universo frammentato di piccoli artigiani che operano al suo interno.
A distanza di qualche giorno appresi una notizia, secondo la quale un colosso del food italiano (Barilla) annunciava a grandi titoli che entro il 2020 avrebbe esteso lo smart-working all’intera platea dei propri lavoratori al netto delle linee produttive (fonte ilSole24Ore.com). Questo, lasciando intuire come in futuro (molto più prossimo di quello che si può immaginare) darà la possibilità a centinaia di persone di lavorare da casa, accedendo ai sistemi informatici degli stabilimenti sparsi sul territorio.
Una strana combinazione, se si pensa che il suo principale testimonial pubblicitario (Antonio Banderas), lo fa già da anni in un mulino dai contorni fiabeschi.

Per rispondere ad una domanda del genere, ci vorrebbe tempo, spazio e una generosa dose di buon senso.
Me lo impone il mio interlocutore (Ennio Braicovich), una vasta schiera di persone molto più esperte di me che tentano di farlo ogni giorno, ed un pizzico di amor proprio.

L’impatto di questo nuovo scenario tecnologico sarà tutto da scoprire.
E come tutto ciò che non si conosce genererà scompiglio e sgomento. Questo perché quando si prova a parlare di tecnologia lo si fa prendendo in considerazione solo quanto è ormai tangibile. Sorvolando però sulle ricadute, su quali passi successivi porterà il cambiamento e come la pluralità dei singoli mutamenti influiranno sulle nostre scelte.
L’avvento di telefoni cellulari e device ad esempio (per come fin qui li abbiamo appresi), ha dimostrato come in poco tempo si possano mutare costumi, consumi e stili di vita di società intere, talvolta “spiazzando” le stesse compagnie produttrici di queste diavolerie.
L’aspetto che più imbarazza nel rispondere alla domanda iniziale, risiede pertanto nel riuscire ad individuare il punto nel quale due realtà così diverse, (grandi gruppi di produzione industriale e piccolissime manifatture) possano sovrapporsi e trovare dei punti di congiunzione in un disegno comune.

E’ ovvio che la rivoluzione 4.0 sarà inizialmente ad appannaggio di grandi gruppi. Giustificati dalla capacità di affrontare grandi investimenti, gestire grandi volumi e servire mercati globali.
Gli altri impareranno a distanza ad interagire con essa, talvolta entrandoci in contatto. Questo fino a quando anche l’impiego di queste tecnologie non sarà, grazie alla loro diffusione, approcciabile a tutti e ad un costo quantomeno ragionevole.
Mi consola il fatto che nel 2000, non avrei mai potuto immaginare un artigiano alle prese con la costruzione del proprio sito web (anche con un certo buon gusto grafico), e nemmeno nell’ inviare al proprio cliente un’immagine in tempo reale dello stato di avanzamento lavori di un cantiere, a mille chilometri di distanza. Scaricare in PDF un intero catalogo dalla piattaforma di un sito web o consultare, al piano di posa, le istruzioni di montaggio di un manufatto attraverso uno smartphone. Oppure impostare una macchina CNC dalle caratteristiche mille volte più elevate della prima troncatrice sulla quale imparò i primi rudimenti del mestiere. Segno evidente che anche l’individuo più renitente è in grado di migliorare capacità, intraprendenza e spirito intuitivo, per semplice natura.
La rivoluzione 4.0 quindi, arriverà da sola, con tutta la sua inerzia, come è stato per quelle che l’hanno preceduta. L’unico rammarico, risiede nel fatto che la tecnologia sta soverchiando le nostre capacità di apprendimento. O meglio, non facciamo tempo a prendere piena dimestichezza con una tecnologia, che ne dobbiamo apprendere già una di livello superiore.

Resta tuttavia una rivoluzione parallela da percorrere che è a portata di tutti e che già da sola si imporrebbe come una risposta concreta nell’arginare un divario quasi incolmabile. Verte sull’individuo. Una rivoluzione molto più semplice da realizzare con un piccolo organico piuttosto che attraverso un organigramma complicato e multidisciplinare.
Prevede un investimento di tempo e di esercizio mentale. Da svolgere tutti i giorni, cercando di rinnovare il proprio modo comportamentale e operativo, in modo da vivere meglio, riuscire a sviluppare il mestiere secondo le proprie attitudini e recuperando il sogno ormai perso da tempo, frustrato da doveri retributivi e ammorbato da pratiche amministrative.
Per i più cinici è opportuno sottolineare che questa rivoluzione non passa attraverso un manuale di auto-aiuto, bensì dalla somma dei principi che sono stati manifesto delle rivoluzioni 2-3 e ora 4.0.
Dalle nuove ricerche di mercato sulle quali i grandi gruppi industriali plasmano nuove strategie.
Dai nuovi paradigmi sui quali le aziende cercano di intuire i segnali dei consumi futuri.
Lo dico anche alla luce di una slide sottratta ad un recente ed accreditato convegno, dove emerge il dato che gli ultimi venti anni si è tentato di sradicare, non sempre con successo, concetti ancora ben riscontrabili nel mondo del lavoro.

immagine articolo
Dove principalmente si parla di aspetti basati sulla credibilità a discapito di una visibilità tanto inseguita e sbandierata in tempi remoti. E dove la credibilità fonda le sue radici in buone pratiche sedimentate nel tempo. Pratiche che solo l’uomo è in grado di assolvere in un programma a lungo termine.

La rete in questo è foriera di esempi virtuosi che hanno saputo trovare nel pensiero trasversale nuove strade da percorrere: falegnami influenzati da fabbri, ebanisti che hanno preso spunto da liutai, grafici che hanno rivisitato sapientemente ed in modo ironico opere d’arte creandone a loro volta delle altre.
Persone che hanno saputo trovare nuovi canali di distribuzione attraverso i Social, finanziamenti sulle piattaforme di crowdfunding, contatti attraverso manifestazioni espositive ed eventi.
Un formicaio di individui che hanno intravisto la possibilità di cercare incarichi fuori dalle loro pareti e lontane da una silenziosa, quanto anonima, mailing-list.
Ed è proprio in questo tessuto che fanno capolino fotografi che realizzano progetti indirizzati ad enfatizzare le facciate continue dei palazzi, grafici che rappresentano nelle loro illustrazioni le finestre più strane in grado di raccontare città lontane, designer che partendo dallo spunto di una antenna periscopica sperimentano un serramento che si proietta in esterno, o artisti che plasmano la materia inerte mischiandola sapientemente in un’armonia di forme.
Mi viene allora da pensare a quanti operatori elaborano materia prima ogni giorno, senza pensare ad ulteriori possibilità, e che assuefatti alla routine non riescono a vedere, loro malgrado, un orizzonte più lontano.

La frontiera dell’industria 4.0 non è un punto di arrivo. Ma non lo è nemmeno quella dei preventivi al ribasso.
Ciò che va ricercato e la giusta retribuzione ad un lavoro che dia piacere.
Per arrivare a questo però ci vuole molto lavoro, intelligenza e un po’ di fortuna.
Di contro, si avrà la soddisfazione almeno di combattere per qualcosa che si ama.

Credo, e non sono il solo a pensarlo, che la tecnologia sia una grande conquista quanto tutti sono in grado di capirla e utilizzarla, di programmarla seguendo dei percorsi intuitivi, di applicarla senza provare imbarazzo alcuno.
Sono molto grato verso chi ha creato i computer, anche se mi sembra di riscontrare che a volte ci abbiano aiutato a risolvere soltanto un sacco di problemi che prima non avevamo.
Se soltanto molti di noi sapessero convertire le abilità e l’assidua frequenza sui vari social a titolo personale con operazioni maggiormente costruttive, sono certo che sarebbero in tanti a fare un bel salto di qualità.
Ci sono segnali, che dimostrano che esistono ampi spazi di realizzazione lontani dalle produzioni di massa. Forse ancora più di prima.

ESTETICA:
I nuovi territori estetici delineano un panorama evolutivo orientato alla ridefinizione delle rapporti interpersonali, delle forme e dei materiali. Se da un lato si assiste a sperimentazioni che superano il concetto classico della mera funzionalità, dall’altro nuove tecniche di lavorazione affinano la relazione con il materiale, nella direzione di una cura quasi chirurgica, tra tocco artigianale e sofisticazione industriale. Anche le poetiche del recupero, sia culturale che formale, modulano un sottile gioco “decadente”, portatore di forte personalità e con un quoziente di velata ribellione. Infine, le più evolute dinamiche progettuali promuovono forme sempre più avanzate di collaborazione inaspettata, portatrice sana di innovazione profonda.

PIAZZE & MERCATI:
Nella varietà di scelta di un numero sempre crescente di fonti di acquisto, i consumatori si dimostrano sempre più eclettici: esperti, curiosi e attenti a scegliere il canale di vendita che meglio corrisponde a un’esperienza d’acquisto specifica. Tra pragmatismo quotidiano e costante eccitazione emotiva, sono sempre più alla ricerca di occasioni di consumo che ne valorizzino l’unicità, promotori essi stessi di nuove forme di personalizzazione, in cui la tecnologia gioca un ruolo decisivo, anche limitata al contatto visivo e verbale.

CONSUMI:
L’evoluzione dei consumi si orienta sempre più nella direzione delle esperienze di vita memorabili, con un consumatore alla ricerca di prodotti acquistati non tanto per soddisfare desideri sempre più sofisticati, quanto per garantire un mix di caratteristiche: il fattore emozionale, la durata nel tempo e la promessa di un futuro migliore. Non è la capacità di possedere nuovi prodotti o servizi a dimostrarsi prioritaria nelle scelte di consumo, ma la possibilità di elevare l’esperienza, a livello psicologico e fisico, verso nuove direzioni esistenziali, con prodotti e servizi in sintonia con le nuove sensibilità ed esigenze dei consumatori.

COMUNICAZIONE:
Nel mondo della comunicazione la variabile tempo si contrae sempre di più, fino a condensarsi nel presente, in un’ottica di istantaneità, creando una relazione nuova tra comunicazione, produzione ed esperienza del prodotto. I marchi assumono un ruolo paragonabile a quello di opinion leader, proponendo forme avanzate di comunicazione sempre più vicine all’arte oratoria, declinata sul digitale. Anche la dimensione più genuinamente artistica incontra le forme più classiche di comunicazione. Infine, si riscopre il valore del “non detto”, ovvero di forme di comunicazione discrete, sussurrate e quasi nascoste.

In sintesi: 1) molto da elaborare e sperimentare in fatto di prodotti, materiali e prototipi. 2) trovare nuovi canali di vendita anche i più impensati. 3) imparare ad aprire la propria officina per lasciare partecipare il committente al progetto. 4) imparare a raccontare azienda, filosofia e percorso professionale in prima persona e sulle pagine web. 5) sincera disponibilità, sorrisi compresi.

Credo che per la gran parte delle categorie, il lavoro continuerà a svolgersi nel luoghi di sempre. Così come è altrettanto evidente che potremo sempre di più intervenire e decidere in tempo reale digitando un semplice tasto, anche a grandi distanze.
Il rischio casomai, sarà quello di non confondere questo nuovo concetto di libertà con qualcosa di sbagliato. Dimenticando che quando l’uomo ha cominciato ad ergersi sulle sue gambe, lo ha fatto per liberare le mani (…e fare dell’altro) e non soltanto per correre in piedi.

Carlo Cazzaniga

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