Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

La manualità come terapia

In Redazionali on 3 gennaio 2017 at 8:00 am

legomanSento sempre più spesso parlare delle attività manuali come mezzo terapeutico per ritrovare un giusto equilibrio nella propria vita.
Nelle affermazioni c’è del vero. Tuttavia, ne avverto il limite.
Quello secondo cui chi lo afferma, lo fa con una leggerezza del tutto inappropriata.
Quasi come se bastasse impugnare un pennello per ritrovare la serenità perduta.

Nell’immaginario collettivo, pare che si sia venuta a creare una nuova esigenza, che si possa risolvere ed estinguere con il semplice uso delle mani. Non è un caso che sempre più persone, invidino la vita all’aria aperta di chi è ritornato alla terra, o sognino i ritmi lavorativi di un liutaio all’interno della sua bottega.
Peccato che contestualmente non si rendano conto di cosa significhi realmente vivere all’aperto per quattro stagioni, o non abbiano mai provato l’umidità di un laboratorio nei mesi più freddi.

La stragrande maggioranza delle persone, lavora o si attiva per farlo con lo scopo di avere un tornaconto. Quella componente che permette di avere lo stretto necessario per poter vivere e di migliorare la qualità della propria vita. Questo indipendentemente dal fatto che si eserciti un mestiere intellettuale o manuale. Il problema è che quasi tutti lo hanno dimenticato. Il tempo ha sbiadito aspirazioni e sacrifici fatti per soddisfare sogni che non ci appartengono più.
L’abitudine ad esercitare la medesima professione per un periodo prolungato, porta inevitabilmente a vedere nell’altrui mestiere uno o più privilegi rispetto al proprio, lasciando spazio a fantasie nelle quali
il sogno di qualcuno si rivela l’incubo di un altro e viceversa.

Come in tutte le cose, credo che fare proprie delle teorie che proprie non sono, conduca all’errore.
La manualità può essere avvicinata, conosciuta, frequentata (per passatempo o per passione), ma mai sposata per procura.
Questo perché è una disciplina che si conosce con il tempo e che non si impara leggendo un manuale. Tantomeno se non abbiamo avuto il piacere di conoscerla, di conviverci, di litigarci.

Riscontro con rammarico che anche nei programmi didattici, la tecnica sottragga spazio all’analisi della vocazione personale, dell’etica, dell’utilizzo costruttivo del tempo, della qualità dei rapporti e di altri aspetti, tanto trasversali quanto fondamentali alla buona riuscita del programma formativo.
Purtroppo la panacea non risiede nel rinnovato “fascino” del lavoro manuale, ma semplicemente in un lavoro che appaghi. La verità è solo questa.
C’è un tempo che sembra lontano fin quando non torniamo al centro di noi stessi.
E’ il tempo dei gesti puri ed esatti, della qualità della vita a scapito della frenesia che ci viene imposta.
Ma questo attimo lo si può ritrovare sia sgorbiando un ceppo di tiglio, sia vergando un foglio di carta bianca nell’intento di redigere un “grigio” atto notarile.

Carlo Cazzaniga

© Daily Lab – ilSole24Ore – Tutti i diritti riservati

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