Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

Narcisisti ed incapaci di guardarsi

In Redazionali on 14 ottobre 2017 at 8:00 am

Mi è tornato fra le mani un romanzo che lessi diversi anni fa.
Una storia paradossale che racconta di un intero paese dove le persone perdono la vista, come fosse un’epidemia inspiegabile.
Una sorta di metafora sull’indifferenza, sull’incapacità di vedere e sulla perdita del senso di solidarietà tra le persone.
Una storia che all’autore, Jose Saramago, valse un Nobel per la letteratura.

Pensandoci, mi accorgo che tra il romanzo di Saramago, la psicoanalisi, la filosofia e il mito di narciso vi sia una stretta connessione.
Non fosse altro perchè quando penso agli effetti dei social network sulla nostra vita quotidiana, denoto come l’elemento narcisistico sia diventato talmente predominante, da cancellare le vite di chiunque sull’altare di un po’ di visibilità o di un agognato successo.
La diffusione massiccia e totale della fotografia, attraverso il digitale, oltre alla sua facilità di diffusione, ha generato miliardi di stagni dove Narciso va a specchiarsi per caderci dentro: gli stagni dell’ossessione per Instagram e naturalmente dei selfie.

Ma c’è un aspetto importante che va oltre il prendere atto che viviamo in una società di narcisisti patologici.
Sia Freud che Jung, sapevano bene che il narcisista per un terapista è quasi incurabile, perché non vede gli altri e vive in una sorta di delirio dove conta soltanto quello che si fa, il proprio aspetto, e il successo che si riscuote. E mentre il narcisismo dilagava attraverso i social, la psicoanalisi entrava in una crisi profonda, crisi di modelli terapeutici e teorici.
I pazienti in analisi sono sempre meno, il tempo che richiede l’analisi è esagerato in una società rapida come quella in cui viviamo, persino il costo dell’analisi è diventato proibitivo.
Ma soprattutto è entrata in crisi l’idea fondante della psicoanalisi: la guarigione.

Gli anni di analisi guariscono. Però il narcisismo è inguaribile e si autoalimenta.
Lo spettacolo che ogni giorno abbiamo davanti agli occhi dice moltissime cose: persone stimabili che perdono il senso della misura in nome di una percezione di sé parossistica e perfino ridicola.
La tenacia nel darsi un carattere, un’identità tese al successo, al plauso, al piacere e al piacersi, senza che questo abbia un minimo fondamento, una qualsiasi realtà di valori riconosciuti.

Ma se la situazione ci appare così disperata è anche perché l’unica disciplina che oggi possa portare ad un barlume di sicurezza è la filosofia.
Quest’ultima ha affiancato la psicoanalisi con un ruolo diverso, di comprensione del mondo.
Non cura, ma illumina e permette di vedere. Di vedere il fondo dello stagno, e non soltanto l’immagine di Narciso.
Ma sono tutte discipline destinate a restare lontane dalla cultura contemporanea, che è cultura del fare e del piacersi.

L’indifferenza è una forma simbolica di cecità, e noi stiamo imparando che il narcisismo è una forma malata di indifferenza sociale.
Immaginare un Narciso reso cieco dalla malattia raccontata da Saramago è un’immagine terribile e potente. Un Narciso cieco, che continua a specchiarsi pur non vedendosi è il tema filosofico di questo tempo paradossale.

Carlo Cazzaniga
© Daily Lab – ilSole24Ore – Tutti i diritti riservati

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