Nuove forme e interpretazioni per reinventare ciò che viene fatto da sempre

La collaborazione tra artigianato e scienza sarà la nostra salvezza

In Redazionali on 29 maggio 2018 at 8:00 am

Se c’è un aspetto della mia città che, dopo 54 anni di vita, me la rende ancora attraente è quello che a volte sa sorprendermi.
Senza alcuna aspettativa pregressa, permette di partecipare a seminari e conferenze dai contenuti più disparati, ma sempre ispirativi.

La circostanza a cui faccio riferimento nel caso specifico, si è svolta presso la Triennale l’ottobre scorso ed è stata organizzata da Meet the Media Guru, un’organizzazione nata nel 2005 come piattaforma digitale tesa a disseminare cultura dell’innovazione.

Organizzazione che con incontri dal vivo e via web, racconta di personaggi, idee creative e progetti innovativi attraverso un fitto palinsesto di iniziative come incontri, mostre, esperienze formative, performance ed eventi che riportano la persona al centro del cambiamento tecnologico in corso.

Ospite della giornata: Annie Warburton, direttrice creativa del Craft Council londinese, che ha esposto dei concetti secondo cui la manifattura in Gran Bretagna, in Europa, in Occidente ha un futuro.
E che il mondo dell’arte e dell’artigianato ha molto da scambiare con quello dell’alta tecnologia.

Annie Warburton è una donna ed è una filosofa. Lontana da quei cliché che vuole il lavoro manuale e artigiano, come una prerogativa prettamente maschile, a quello che vede i saperi teorici e astratti come la filosofia come antitetici al pensare con le mani tipico di chi produce cose.
Sono altri tre, però, i luoghi comuni più infidi che la Warburton sta sfidando.
1 – Quello di chi crede che non ci sia futuro per la manifattura in Gran Bretagna, in Europa, in Occidente.
2 – Quello di chi crede che la manifattura non c’entri nulla con la capacità innovativa di un continente.
3 – Quello di chi è convinto che il mondo dell’arte e dell’artigianato non abbia niente da dirsi con quello dell’alta tecnologia.
L’irlandese Annie Warburton sostiene da tempo questi temi. E per conseguenza studia e promuove il lavoro dei nuovi artigiani del Regno Unito attraverso mostre, rassegne, percorsi di formazione e progetti di ricerca. Traendo qualche estratto dalla sua esposizione, ritengo questi passaggi più significativi da sottolineare:

Il lavoro sull’innovazione che ho portato avanti, prima al craft council of Ireland, a Dublino, poi a Londra è quello di lavorare sull’innovazione in un senso più ampio.
Come gli artisti possono contribuire all’innovazione?
Come gli artigiani possono contribuire all’innovazione?
Negli ultimi dieci anni c’è stata un’accelerazione clamorosa di processi simili nel mondo, nel pensare che chi fa le cose può essere parte di un processo innovativo, nel comprendere un’ovvietà che forse avevamo dimenticato: che il pensiero creativo è centrale per l’innovazione tanto quanto quello scientifico”.

È necessario, innanzitutto, mettere al al centro dell’educazione l’artigianato e il lavoro manuale. E’ un viatico fondamentale per cambiare la cultura di un Paese.
Bisogna saper spiegare ad un giovane le innumerevoli possibilità di carriera che possono dispiegarsi, nel momento in cui decida di intraprendere la strada del making.
Oggi, a differenza di quel che accade con altri saperi e discipline, non sono nemmeno raccontati. E va stimolato l’apprendistato per dare appigli concreti a tale racconto”.

La sua ricetta è chiara ed è sintetizzata in un manifesto che ha presentato qualche anno fa per invitare il suo Paese a sposare la visione sua e del Craft Council.
Ancora più importante, continua la Warburton è far sì che non vi sia un atteggiamento negativo verso l’imprenditoria e il rischio imprenditoriale da parte di più giovani, «facendo sì che i loro professori diventino mentori dei loro progetti d’impresa, creando più occasioni possibili per farli lavorare assieme».
Il tutto a un livello sovranazionale, «word class», dice lei, che travalichi i confini e che renda più ampia e densa possibile la rete dei saperi artigiani di alto livello.
Soprattutto, ed è questa a ben vedere la vera ossessione di Warburton, di una rete che metta in connessione il sapere scientifico-tecnologico con quello creativo e artistico della craft culture.

In conclusione, tra i diversi casi virtuosi che ha portato come esempio, la Warburton ha voluto raccontare un aneddoto:
«Abbiamo lavorato con un’impresa che ci aveva chiesto una collaborazione per la messa a punto di un nuovo materiale. Qualcosa che potesse fare da sostegno nella ricostruzione del tessuto organico tracheale. A loro serviva una specie di orditura esterna attorno alla quale si rigenerassero i tessuti corporei, ma non riuscivano a trovare nessuno in grado di progettare o di costruire questo manufatto di altissima complessità. Ovviamente c’è riuscito un artigiano, grazie alla sua creatività, alla sua conoscenza dei materiali, alla sua capacità di comprendere i problemi e risolverli».

Carlo Cazzaniga

© D’A Rivista di artigianato & La Ceramica Moderna & Antica – Emil – Tutti i diritti riservati

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: